GIAN  GIACOMO  BARBELLI

 

 

 



Gian Giacomo Barbelli nasce ad Offanengo il 17 Aprile 1604 da Giovan Angelo Inchiocco e da Maria Malosa. La famiglia soprannominata “Barbelli” e con tale appellativo il pittore si firma sin dal 1622, data della sua prima opera, la Pala di S. Michele nell’oratorio di S. Rocco, dipinta a diciotto anni, commissionata da Gio. Pietro Palotto, ricco mercante del luogo.  

Da documenti conservati nell’archivio Storico Parrocchiale di Offanengo risulta che al giovane promettente pittore furono affidati anche i medaglioni ad affresco della Cappella delle Anime Purganti nella vecchia Pieve, purtroppo andati perduti nella demolizione del 1896. Dopo queste esperienze di lavoro, condotte sotto la guida del suo maestro Tommaso Pombioli, Gian Giacomo si trasferisce a Crema e va ad abitare nella parrocchia di S. Giacomo.  

Di anno in anno il catalogo delle sue opere si infittisce per le molteplici richieste di dipinti o affreschi a soggetto religioso da parte delle chiese Cremasche, e a soggetto profano per la decorazione delle dimore di campagna dell’aristocrazia. In accordo con un’acquisita maturità di stile che gli assegna meritata fama tra gli artisti seicenteschi lombardi, il Barbelli è richiesto anche negli attigui territori di Milano, Bergamo e Brescia dove lascia opere egregie.  Nel 1641 decorò le volte del presbiterio della chiesetta di via   Piacenza a Montodine situata oltre il ponte del serio, (nell'abside e sulla volta) con i Quindici Misteri del Rosario.

Da segnalare un dipinto alquanto discusso ubicato presso la sala Parrocchiale (ex chiesa di S. Bernardino), il “REDENTORE” tecnica: Olio su tela 48,5 x 38,5 incollato sui bordi del telaio non espansibile, l’opera ha subito un restauro non databile e la vernice è sensibilmente ingiallita, la cultura leggibile nel dipinto è tipicamente lombarda e, più precisamente, Cremasca o Bergamasca. Pertanto il Redentore per le affinità stilistiche riscontrate gli esperti dichiarano che può essere assegnato a Gian Giacomo Barbelli.

Di là dagli eventi famigliari, poco si conosce della sua vita privata: sembra possibile presumere che avesse capacità organizzative notevoli se era in grado di guidare una bottega efficiente dove, oltre alla pittura si eseguivano gli stucchi che decoravano cappelle da lui affrescate e dove si realizzavano i grandiosi allestimenti barocchi che decoravano le chiese in particolari solennità dell’anno liturgico. 

Per tener dietro alle moltissime commesse di lavoro che spesso lo allontanavano da Crema, si giovava degli stessi figli: Carlo Antonio era il più dotato ma, forse, era pittrice anche la figlia Giulia. L’intensa attività dell’artista fu interrotta anzi tempo da un incidente mortale, non ancora del tutto chiaro, accadutogli il 12 Luglio 1656 a Calcinato (BS). Per volontà espressa nel testamento, fu sepolto in, S. Maria della Misericordia a Calcinatelo.

Gli studiosi dell’artista Gian Giacomo Inchiocco, soprannominato Barbelli, attribuiscono tale soprannome riferito allo zio (che era una persona frivola cioè “farfallone notturno” – barbèl), mentre le dicenze paesane definiscono la derivazione del soprannome dalla parola dialettale “barbelà”, cioè avere freddo, in quanto la famiglia non riscaldava la casa, per tirchieria, anche se benestante.

 

O P E R E

 

 

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L'Infanzia di Cristo

Vanitas

Il Redentore