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Vestone 1904-1980
Nell'ambito del Realismo contadino è considerato il cantore della Valsabbia.
Pittore rustico, di scorza genuina, tenera e selvatica, capace anche di note bizzarre e
grottesche, ma che si ritrasse di fronte al mondo borghese e stracittadino.
Ottorino Garosio è campato (il termine era
suo) 76 anni, dal gennaio 1904 al novembre 1980.
Presto orfano del padre, decoratore
scomparso quarantenne nel 1913, Garosio apprende a Riva, presso Antonio Simeoni,
i rudimenti dell’arte come servizio.
Ritornato a Vestone, dal 1925 la pittura da
mestiere si trasforma per Lui in espressione. La Valsabbia è stata il grande
motivo dei suoi colori. Espone per la prima volta a Brescia nel 1934.
Il "Cantinone di Tita" di Vestone era la
spiaggia frequentata da Garosio e dagli altri artisti. Il dopoguerra non l’ha
visto mutato sia nei modi che nel dipingere. Il Suo figurativo, che aveva
saltato ogni accademia, sorgeva robusto, istintivo, tramite una mano lesta,
abile, pratica di esercizio e soprattutto disponibile alla libertà del , fare
arte, mai così ampia come nel ventesimo secolo. Si è salvato insomma dalla
scuola mirando costantemente alla gioia della tela colorata e del foglio su cui
dipingere.
La leggenda di Ottorino si alimenta nella
vita quotidiana. I vecchi in tabarro e cappello sugli occhi, il camino acceso, i
contadini a vangare, le donne al lavatoio, le nature morte, la neve, l’autunno
acceso e inebriato, i paesaggi, gli autoritratti fieri e riflessi….. il fiume
Garosio non s’è mai chetato sino alla fine.
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