WLADY   SACCHI

 

 

 

Wlady Sacchi è nato a Bottaiano di Ricengo (CR) il 21 Gennaio 1940.

Vive e opera a Crema (CR).  All'età di  quindici anni frequenta l'Accademia Libera Gabbiani di Milano, ottenendo due primi premi nel 1958 e nel 1960. Visitando musei e chiese, si sofferma a studiare in particolare i pittori del Cinquecento e del Seicento, a Lui più congeniali. In seguito a sue intuizioni ricomincia tutto da capo con fare personale, ottenendo nel disegno, colore, tecnica e composizione un approfondimento più maturo e completo.  Innumerevoli le personali, Milano, Cremona, Roma, Siena, Brescia, Bergamo, Lodi, Venezia, Crema, Verona, Legnano, Genova, Parma, Offanengo, Castelleone, Trerviglio, Lucca, Vignate, Melun Francia.

Le Sue opere sono annoverate in importanti collezioni pubbliche e fondazioni private in Italia ed all’Estero.

 

T E S T I M O N I A N Z E

MARIO MARUBBI

Quel cha a prima vista colpisce della pittura di Wlady Sacchi è quel senso greve, profondo delle cose che si impongono con tutto il loro peso, con la loro oggettività, col loro senso tragico dell'esistere.

Una fedeltà al figurativo che diviene classicità nel recupero dei valori formali: del volume, della luce, del colore. Ma la sua non è pittura di realtà. Le cose non sono mai fini a se stesse, ma piuttosto simulacri di un mondo che inizia oltre l'apparenza, oltre l'oggettualità. Le cose sono allora semplice pretesto di un discorso che fatica a dipanarsi tra l'indifferenza e la superficialità della gente, tra i disastri di un mondo abbruttito e volgare che ha divorato se stesso, senza speranza e senza futuro. Di qui nasce l'obbligo morale, la dimensione etica della pittura di Sacchi, che attraverso l'elaborazione di un linguaggio simbolico si fa denuncia, ma anche profondo desiderio di riscatto. La Sua pittura esprime e realizza una sorta di essenziale ascetismo formale, dove il linguaggio è via via ridotto a pochi scarni feticci figurativi: latte arrugginite, sassi, zucche, fogli di giornali, strumenti musicali, spesso utilizzati come morfemi simbolici atti a recitare un improbabile gioca delle parti. Quando si è perso il significato ed il valore delle cose c'è il rischio che di esse resti solo il nome, vuota apparenza, fiato di vento, vanitas, come il tema di quelle scatole che si aprono rivelando il loro inutile, a volte tragico contenuto.

Eppure, anche in questa visione incline al pessimismo esiste una speranza, un varco nascosto attraverso il quale l'uomo riscatta la sua condizione di miseria; una sorta di resurrezione dello spirito, laica e umanistica che avviene attraverso l'ideale educazione all'arte, alla poesia, alla musica. Sono quegli impercettibili refoli che sollevano foglietti, leggeri nell'aria, i sogni, che come protagonisti di un mondo surreale, ci trasportano in una dimensione onirica e sconosciuta. Un luogo da dove l'artista ci guida attraverso i suoi simboli e i suoi misteri verso l'ineffabile desiderio di poesia e di bellezza interiore.

 

BENITO MELCHIONNA (Procuratore della Repubblica di Crema)

L'arte di Wlady Sacchi ha il pregio di coinvolgere d'istinto il suo fruitore. Immediatamente attratto dall'assoluta padronanza della tecnica pittorica e dalla rigorosa personalissima analisi della realtà trasferita magistralmente dall'artista sulla tela.

Wlady sa invero creare, con straordinaria abilità esecutiva, percorsi e universi che cambiano forma e colore a seconda delle "impressioni" e cioè delle emozioni sollecitate dalla vita, infondendo in tal modo l'anima nella materia.

La sua ispirazione artistica appare dunque sostenuta da una forza vitale, sensuale ed insieme etica, capace non solo di cogliere il senso della memoria e l'attualità delle cose, ma altresì di scavare nel sentimento profondo sotteso alla rappresentazione simbolica dell'esistenza "inquieta" del nostro tempo.

Così che i personaggi, visioni di  luoghi e nature morte ci vengono incontro recando un messaggio assolutamente laico, ma nel contempo umanissimo e pertanto carico di prospettive e significati in qualche modo trascendenti.

In particolare, attraverso l'incredibile dinamica dell'immobilità, Wlady riesce a cimentarsi con successo, a mò di un Michelangelo, nell'impresa titanica di trasformare la gravità pesante dell'esperienza nella sospensione vana e leggera di fogli intonsi e vergini: metafora e allegoria delle trame e dei destini infiniti che incombono sulle strade del mondo.

Il tutto, poi, in un impasto cromatico che offre misura e godimento alla vista e al cuore.

Essendo il colore forgiato da Wlady pura tensione verso l'inafferrabile conquista delle idealizzazione appassionata della  bellezza, sapientemente governata da una luce inseguita come archetipo della vita, proprio secondo l'indicazione biblica "... e la luce fu".

O P E R E

 

 

A mia madre

Autoritratti

Caino e Abele

Cascina nuova la melotta

C'era una volta l'armonia

Composizione 1993

Composizione 1995

Fuga in egitto

Il Cantastorie

Il figliol prodigo

Il Filosofo

Il Romanzo

Il Sogno interrotto

Il Trombone

Invito alla danza

La passeggiata

Le arti

Le tre mele

Nature morte

Ritratti

Sogni

Lettura

Castelnuovo di Garfagna

Periferia

Pietà

San Pantaleone

Strumenti Musicali

Tulipani

Un Fatto di Sangue

Un Percorso Rettilineo

Venere allo Specchio

Vento

Ai Martiri del 900

Erotismo e Spiritualità

Farina e Cesarino

Il Giorno

Il Viaggio

La Rosellina

Natura Morta 2000

Ritratti

Le Forbici

Le Tre Età

L'Esaltazione del Fiore

L'Inchiesta è partita

L'incontro

Lo Scettro

Luisa e le Arti

Maestà

Violenza Carnale

Paura della Verità

Pensieri

Quale Realtà

Solitudine

Susanna sorpresa dal Fotografo

Andrea e ......

Il Macinino